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Orto sul balcone? – La Pianificazione Strategica

Sunday, October 11th, 2009

Ok. Rassegnamoci. Sono a Milano, e con ogni probabilità non mi ci schioderò prima di un tot di anni. L’orto-in-valle non morirà (anzi, per l’anno prossimo abbiamo in mente una espansione degna del più agguerrito capitalismo) ma è il caso di iniziare a pensare a qualcosa da fare anche qui.

Una volta garantito l’approvvigionamento vegetale di base (grazie al signor bioexpress) e dopo settimane e settimane di rimuginamenti, mi sono decisa ad avviare il mio Orto Sul Balcone. Certo, metà ottobre forse non è il mese ideale per chi si avvicina a questa disciplina zen, ma chi siamo noi per farci scoraggiare da qualcosa di così triviale come l’avvicendarsi delle stagioni?

Fase 1: La Pianificazione Strategica

Parlare di Orto Sul Balcone senza nominare la web-dea dell’ortosulbalconismo sarebbe quantomeno blasfemo: Erbaviola è la santa a cui votarsi per questa impresa. Ha pubblicato un libro sull’argomento (che non ho ancora, ma che conto di procurarmi al più presto) e sul suo sito ha pubblicato una guida per quelli che sono i primi step da seguire.

Fase 2: La Logistica

Il mio appartamento ha un enorme vantaggio e un (anche più) enorme svantaggio.

Il vantaggio è presto detto: niente balcone, qui parliamo di un vero e proprio terrazzino (4,5×2 mt) dotato di ottima esposizione e riparato dalle intemperie da una tettoia semitrasparente, distanziato dalle polveri sottili grazie ai quattro piani di condominio sottostanti.

Lo svantaggio? Giusto quei cinque piani (centogradinicento) che lo separano dal manto stradale, appunto. Senza. Ascensore.

Per fortuna il signor Esselunga esiste e lotta con noi: terriccio e humus possono essere consegnati a domicilio (e per ‘domicilio’ intendo sul-tavolo-della-cucina). Fra l’altro il terriccio è un curioso (ed ecologico) esempio di masochismo all’italiana:

terriccio

Insomma, prima paghiamo frutta e verdura, buttandone gli scarti. Deinde paghiamo tarsu e non tarsu per smaltire i suddetti scarti sotto forma di rifiuti. Infine ce li ricompriamo (e come? Ma pagando, ovviamente!) come terriccio universale per i nostri balconi. G-e-n-i-a-l-e.

[ovviamente ho in cantiere anche una qualche forma di minicompostiera, devo solo decidere come metterla in pratica]

Ok, abbiamo la terra. Ora manca l’altro componente fondamentale dell’orto sul balcone: i recipienti.

Ieri ho fatto un giro in una specie di garden center appena al di là della tangenziale, e ho appurato che un vaso rettangolare di plastica (circa 40×80 cm e 45 di profondità), dotato di sottovaso, arriva a costare l’ABNORME cifra di 39 euro. Rendiamoci conto. Quanti anni di lattuga ci dovrei coltivare per andare almeno in pari?

Per fortuna Erbaviola è stata d’ispirazione anche in questo – ma ve lo racconto poi, che la zucca in forno è ormai cotta!