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Avocadismi

Wednesday, October 21st, 2009

Leggere questo post di Paolo mi ha fatto riconsiderare il tentativo di far radicare un seme di avocado. Avevo sempre visto noccioli tenuti in sospensione da quattro stuzzicadenti e semi-immersi in vasi pieni d’acqua, ma tutto il sistema non mi sembrava particolarmente efficace – e ammettendo che provo un amore morboso nei confronti di questo frutto, l’idea di infilzarlo da ogni lato mi sembrava una tortura indicibile di cui ho giurato che non mi sarei mai macchiata.

Nei commenti al post Paolo mi ha consigliato di interrare direttamente il seme in un vasetto, usando un mix di terriccio e sabbia o pomice, probabilmente per avere un terreno senza ristagni. Io ho fatto un mix del solito terriccio ecologico e una parte di argilla, perché trovare della sabbia  in pieno Milano non è così semplice – a meno di avere un cantiere vicino.

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Ho lasciato un po’ di polpa attaccata al seme, nella romantica illusione che possa servire da nutrimento materno per la futura piantina (si, a volte sono così emo che mi faccio pena da sola, non serve farmelo notare ;)

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e ho interrato nel vasetto della ex salvia.

Lo tengo dentro casa, anche se non è un gran guadagno in termini di temperatura vista la politica che attuo nei confronti del riscaldamento, e per garantire maggiore luce l’ho piazzato di fianco ad una finestra. Bagno ogni giorno, per tenere il terriccio umido.

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Se son avocadi germineranno!

Orto sul balcone – le verze

Saturday, October 17th, 2009

Pochi frutti della terra rendono bene la milanesità così come le verze: esteticamente brutte, troppo grosse per essere aggraziate, ma affascinanti se guardate molto da vicino; puzzolenti sotto la pioggia eppur corroboranti nelle zuppe invernali. D’estate vanno proprio dimenticate.

Ecco allora, complice l’ottobre inoltrato, le verzure con cui è stato inaugurato l’orto sul balcone:

infila

Le piantine da orto hanno la ricorrente caratteristica di essere vendute di sei in sei. Una volta messe a dimora le due privilegiate (suite color terracotta, sottovaso al piano) le altre quattro si son dovute stringere un po’ e accontentarsi dell’ostello cassetta.

cassetta

Immagino che questo renderà loro impossibile diventare gigantesche, ma stiamo pur sempre parlando di orto su un terrazzino: il doversi arrangiare è all’ordine del giorno :)

Orto sul balcone? – La Pianificazione Strategica

Sunday, October 11th, 2009

Ok. Rassegnamoci. Sono a Milano, e con ogni probabilità non mi ci schioderò prima di un tot di anni. L’orto-in-valle non morirà (anzi, per l’anno prossimo abbiamo in mente una espansione degna del più agguerrito capitalismo) ma è il caso di iniziare a pensare a qualcosa da fare anche qui.

Una volta garantito l’approvvigionamento vegetale di base (grazie al signor bioexpress) e dopo settimane e settimane di rimuginamenti, mi sono decisa ad avviare il mio Orto Sul Balcone. Certo, metà ottobre forse non è il mese ideale per chi si avvicina a questa disciplina zen, ma chi siamo noi per farci scoraggiare da qualcosa di così triviale come l’avvicendarsi delle stagioni?

Fase 1: La Pianificazione Strategica

Parlare di Orto Sul Balcone senza nominare la web-dea dell’ortosulbalconismo sarebbe quantomeno blasfemo: Erbaviola è la santa a cui votarsi per questa impresa. Ha pubblicato un libro sull’argomento (che non ho ancora, ma che conto di procurarmi al più presto) e sul suo sito ha pubblicato una guida per quelli che sono i primi step da seguire.

Fase 2: La Logistica

Il mio appartamento ha un enorme vantaggio e un (anche più) enorme svantaggio.

Il vantaggio è presto detto: niente balcone, qui parliamo di un vero e proprio terrazzino (4,5×2 mt) dotato di ottima esposizione e riparato dalle intemperie da una tettoia semitrasparente, distanziato dalle polveri sottili grazie ai quattro piani di condominio sottostanti.

Lo svantaggio? Giusto quei cinque piani (centogradinicento) che lo separano dal manto stradale, appunto. Senza. Ascensore.

Per fortuna il signor Esselunga esiste e lotta con noi: terriccio e humus possono essere consegnati a domicilio (e per ‘domicilio’ intendo sul-tavolo-della-cucina). Fra l’altro il terriccio è un curioso (ed ecologico) esempio di masochismo all’italiana:

terriccio

Insomma, prima paghiamo frutta e verdura, buttandone gli scarti. Deinde paghiamo tarsu e non tarsu per smaltire i suddetti scarti sotto forma di rifiuti. Infine ce li ricompriamo (e come? Ma pagando, ovviamente!) come terriccio universale per i nostri balconi. G-e-n-i-a-l-e.

[ovviamente ho in cantiere anche una qualche forma di minicompostiera, devo solo decidere come metterla in pratica]

Ok, abbiamo la terra. Ora manca l’altro componente fondamentale dell’orto sul balcone: i recipienti.

Ieri ho fatto un giro in una specie di garden center appena al di là della tangenziale, e ho appurato che un vaso rettangolare di plastica (circa 40×80 cm e 45 di profondità), dotato di sottovaso, arriva a costare l’ABNORME cifra di 39 euro. Rendiamoci conto. Quanti anni di lattuga ci dovrei coltivare per andare almeno in pari?

Per fortuna Erbaviola è stata d’ispirazione anche in questo – ma ve lo racconto poi, che la zucca in forno è ormai cotta!