Archive for the ‘orto’ Category

Compostaggio urbano – Bokashi

Friday, October 23rd, 2009

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Sono entrata nel trip della fermentazione: l’avere a che fare con la chimica di ‘un certo livello’ ha portato agli estremi una curiosità che già da anni mi solleticava. Ad esempio, sto sperimentando su me stessa quanto una integrazione quasi quotidiana di miso alla mia alimentazione abbia effetti benefici superiori ad un bagno in una vasca di yakult; sto studiando quanto disponibile in rete per essere pronta ad iniziare, fra un paio di settimane, una produzione di idromele da far invidia ai nerboruti tenutari dello stand al capodanno celtico di Milano (che, a proposito, è questo week end); mi dedico alla produzione, un po’ fuori stagione, di pickled tofu; e così via.

Quando poi ieri ho scoperto che la tecnica di compostaggio promessa da Nicola in un commento di qualche post fa è nientepopodimeno che una vera e propria fermentazione degli scarti alimentari, beh, mi sono sentita baciata in fronte dal Destino stesso :)

Nel suo post, Nicola spiega una procedura passo-passo per farsi in casa il bokashi: un compost casalingo dall’allure giapponese, garantito inodore, a costo praticamente zero e dall’altissimo rendimento.

Là fuori esiste chi commercializza starter già pronti e vende appositi bidoni. Peccato che Costino. E il primo (e unico) comandamento che mi sta guidando sulla via dell’autarchica autoproduzione è proprio il Non Comprarlo, Che Costa. Per cui fidiamoci ciecamente di Nicola, e seguiamo il suo procedimento.

Step 1

Aprire la dispensa. Fra le n+1 confezioni di riso che la infestano, scegliere quella già aperta – nel mio caso, un riso integrale del pavese. In una ciotola versare il riso e coprire appena con dell’acqua del rubinetto. Dopo qualche minuto, agitare per bene il riso nell’acqua e quindi travasare il liquido, ormai torbido, in un contenitore – che va lasciato parzialmente aperto.

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Il contenitore va lasciato in un posto buio e fresco per 5/8 giorni. Io per ora l’ho messo nel forno, e promettogiuro che non me lo dimenticherò li nel caso in cui volessi replicare, in settimana, le mie ocd’s potatoes.

Appuntamento per il prossimo step verso il 30 ottobre. Nel frattempo, chi volesse approfondire può trovare altre informazioni su bokashi home-made su questo sito (segnalato da Salvatore nei commenti del post di Nicola).

Zucchicidio, e zucche superstiti

Sunday, September 20th, 2009

In Natura, per ogni specie orticola esistono varie forme di predatori: insetti, piante parassite, condizioni atmosferiche provanti… tutti fattori che rendono difficile (e a volte impossibile) il compimento del ciclo di vita nascita – crescita – riproduzione.

Tuttavia, Recenti Studi ci rivelano che la più alta forma di pericolo, per una qualsiasi specie vegetale, è da rilevarsi nell’Essere Umano. L’Essere Umano è una infida creatura: per niente cosciente della ricchiezza naturale che lo circonda, taglia, diserba, distrugge – senza rendersi conto di essere afflitto dalla più pericolosa forma di sindrome dell’Isola di Pasqua.

Nel particolare, l”Essere Umano che ha messo in serio pericolo il mio raccolto di zucche butternut è stato nientepopòdimeno che Mater. Un paio di mesi fa, facendo la spesa nell’orto, si era fatta trarre in inganno dalla forma allungata e dal colore verde dei piccoli embrioncini, scambiandoli per zucchini grassocci, e facendone quindi incetta: un vero e proprio Genocidio delle Zucche, o Zucchicidio.

Dei tre esemplari superstiti, uno è già stato cucinato (al forno, sotto forma di gnocchi al cucchiaio, e in piccola parte surgelato a cubetti e pronto per finire nel risotto di questa sera), uno è in questo momento in viaggio per Milano e il terzo aspetta, solitario, un ultimo sussulto di sole per terminare la maturazione.

Febbre d’agosto

Sunday, August 16th, 2009

melanzanen

Sono di poche parole, ultimamente. Per fortuna queste immagini non hanno bisogno di didascaliche didascalie.

carotten

Quando una è trend-setter dentro

Monday, August 10th, 2009

Che la signora Obama avesse iniziato un orto biologico giusto qualche tempo dopo di me, è un dato di fatto. Ho un sacco di email che possono confermare come la (sua) scelta tempistica sia stata posteriore alla mia. Follower. Tsk.

Ma che la sopracitata signora Obama fosse una emulatrice anche nelle sventure, beh, questo mi mancava. Fortunatamente un carissimo-quasi-ex-collega (che si meriterebbe un link, se avessi qualcosa di suo da linkare – che non mettesse in dubbio la sua mascolinità, intendo – Valé, che linko?) qualche giorno fa mi ha segnalato questo:

obama

I lettori affezionati – che temo si siano dileguati nel tempo, visto lo stato di abbandono che verte qui intorno da qualche mese – si ricorderanno della mia avventura con il dark side della chimica; per tutti gli altri, trovate il racconto strappalacrime qui.

Come ha messo per oggetto della mail futuro-ex-collega, anche il napalm del vicino è sempre il più verde.

[ps: appena viene una luce decente, fuggo nell'orto a fotografare quelle meraviglie di melanzane che mi ritrovo, prima che qualche parente le colga.]

Nius

Sunday, July 12th, 2009

Due notizie, in ordine di importanza (relativa):

- La batteria della Tanto Amata macchina fotografia, dopo anni di dignitoso servizio, hanno reso l’anima al paradiso del litio. Visto che il trend attuale è ’se una cosa smette di funzionare, comprane un’altra’, la ricerca di una batteria compatibile sostitutiva che mi permetta di continuare ad usare la stessa macchina fotografica si sta rivelando più impegnativa del previsto. In parole povere, zero foto -.-

- Sono rientrata nel ciclo dell’economia (im)produttiva. Che è un modo arzigogolato per dire che mi hanno offerto un lavoro (precario, a progetto, ma non eccessivamente sottopagato) e io (in virtù soprattutto del terzo punto) l’ho accettato. Che, a sua volta, è un modo arzigogolato per dire che sono tornata in pianta (semi)stabile a vivere a Milano.

La somma delle due di cui sopra è semplice: ho dovuto affidare l’adorato orto alla badante della nonna, forte di oltre 30anni di esperienza florovivaistica ed oticola in Polonia, e per questo il blog è stato lasciato andare alla deriva. Continuiamo a cibarci dei frutti della terra sudatamente coltivata, soprattutto zucchine, aspettando la stagione dei pomodori, ma la triste realtà è che io ci ho ben poco a che fare.

Questo, però, non significa che l’Avventura dell’Orticoltore Niubbo sia così finita. Anzi. Sto solo cercando di capire come mettere in piedi un modello di coltivazione che possa andare avanti anche senza la mia presenza fisica.

A questo proposito, devo confidarvi che, in virtù delle ripetute iterazioni di inbreeding all’interno della mia famiglia, mi trovo come anello finale di una catena ereditiera che comprende una discreta quantità di terreni (agricoli/vigne/boschi). Oddio, niente di estensivo, solo un numero frammentato di fazzoletti distribuiti fra il fondovalle e il piede della montagna, con uno stuolo di parenti che potrebbero/potranno reclamarne il possesso.

L’amore per la terra e la necessità/volontà di ampliare il più possibile la quota di cibo ingerito dalla famiglia (allargata) derivante dalla coltivazione autoctona saranno le due molle che – spero – faranno partire il progetto che ho in mente. Come realizzarlo, con che soldi finanziarlo e come renderlo sostenibile… beh, se fosse stato facile, che gusto ci sarebbe stato? ;D

Appena potrò, vi svelerò qualche dettaglio in più. Stay turned!

(ps1: Maaaary, non mi son scordata di te! Sono semplicemente stata sommersa, in questo mese, dal trasloco, il nuovo lavoro, il passaggio di consegne, etc etc. Mi faccio sentire al più presto, promesso!)

(ps2: Peppe, purtroppo il rabarbaro non ce l’ha fatta, ma l’assenzio è stato rinvasato e cresce rigoglioso =) le tue saponette stanno stagionando, appena son pronte te le spedisco!)